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Pomino e la sua schiacciata

05/04/2018

by Giuliana Cantini

 

Una tradizione unica e antica.
Un luogo bellissimo, dove le colline della Valdisieve si uniscono al Casentino. Siamo a Pomino, piccolo centro del Comune di Rufina particolarmente noto per il suo vino. Ma non è di questo prodotto conosciuto in tutto il mondo che vogliamo parlare. C’è qui un’altra tradizione strettamente contadina con origini ignote: si tratta della “Schiacciata di Pasqua di Pomino”. Dal nome si penserebbe ad un prodotto salato: si tratta invece di un dolce che in tutte le case si prepara alla vigilia di Pasqua con una ricetta che non ha uguali.
Un dolce da gustare appena sfornato, ma anche successivamente, tagliato e conservato nelle madie, che ancora esistono nelle tante case coloniche che costellano il paesaggio, e consumato “inzuppato” nel latte o nel vin santo. La ricetta della schiacciata, custodita gelosamente in ogni casa di Pomino, prevede una lunga preparazione e una lievitazione complessa per un gusto unico. Per prepararla ci vogliono uova, zucchero, zibibbo, lievito, arancia, anice, rosmarino, farina ma soprattutto olio e vin santo di qualità superiori, rigorosamente prodotti in questa terra. Impastare il tutto è complesso, ma ancor più lunga è la lievitazione: il tutto va inserito in tegami alti e larghi e va assolutamente infornato al momento in cui raddoppia il proprio volume. Oggi i moderni strumenti hanno facilitato la vita delle cuoche pominesi: in passato bisognava quasi vegliare i tanti tegami che si preparavano per infornarli al giusto momento della lievitazione. Chi non aveva disponibilità in casa, poteva sfruttare anche i tanti forni comunitari disseminati tra Pomino e la vicina località di Pinzano.
Una volta sfornata, una pennellata di rosso d’uovo e una spruzzata di zucchero rendono questo prodotto ancora più gustoso. Il giorno di Pasqua la schiacciata viene mangiata calda come dolce al termine del pranzo. Un dolce unico, con tanti segreti che le cuoche di Pomino conservano e proteggono.