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L´eleganza dei gesti nella fotografia di Andrea Moretti

27/06/2018

by Francesca Soldani, ph. Andrea Moretti


Nella ristorazione si racconta la propria visione del mondo

“Una fotografia non è né catturata né presa con la forza. Essa si offre. È la foto che ti cattura” (Henri Cartier Bresson)

Ci sono momenti, attimi, che meritano di essere raccontati. Gesti quasi impercettibili che vengono immortalati con lo scopo di essere i protagonisti della storia, e la macchina fotografica ne è la voce narrante.
E poi ci sono le emozioni, gli stati d’animo che costellano il nostro grande “essere” e che si fanno portavoce di messaggi sinceri: che nella vita, così come nella fotografia, vince chi fa pendere sull’ago della bilancia l’anima e il cuore.

Andrea Moretti, fotografo prima per passione e poi di professione, classe 1969, ne è l’esempio.

“La macchina fotografica è la mia compagna di viaggio e di vita. È uno strumento che mette in comunicazione le persone, i soggetti ritratti e il fotografo. Perché i legami, quelli che instauri prima e durante uno scatto, sono in grado di creare empatia, vanno coltivati e portati avanti con rispetto. Mio padre, grande appassionato di viaggi come me, questo mi ha insegnato: viaggiare alla scoperta di sé e dei rapporti umani” racconta Moretti. E questo messaggio Andrea lo porta sempre con sé proprio lì, in fondo al taschino del suo cuore.
“Lavoro ormai da diversi anni nel mondo del web come Information System Architect per diverse aziende pubbliche e private. Se sono diventato un fotografo professionista, lo devo in parte a mio padre e, soprattutto, a mia moglie che mi ha spinto ad investire nella mia passione. Sono sempre stato affascinato dalle persone e cerco costantemente il ‘fattore umano’ che voglio raccontare attraverso la mia visione del mondo”.
Ed è il gesto, quel preciso gesto dell’uomo, su cui Andrea filtra le scene di vita quotidiana e della ristorazione. Da circa quattro anni partecipa come fotografo professionista a manifestazioni enogastronomiche importanti come "Sangiovese Purosangue” a Siena, Roma e Milano, “Le strade della Mozzarella“ a Paestum, “Ein Prosit” a Tarvisio e la “Festa della Pasta” a Gragnano, tanto per citarne alcuni.
La sua specializzazione sono i ritratti e il suo focus le persone:
“Di tutto ciò che ruota attorno al mondo dell’enogastronomia, con l’esperienza ho concentrato le mie energie sui gesti gentili delle persone e sull’immaginario che si cela dietro ad un determinato piatto. Più che raccontare una mera rappresentazione, spesso troppo didascalica, la mia ricerca stilistica verte sull’intento di comunicare ciò che per me è il lavoro dell’uomo in sala e in cucina, e di cogliere l’idea che un piatto, un singolo ingrediente o un gesto, ripesca nel nostro immaginario culinario.”
Nella sala di un ristorante i modi e i gesti contano più di ogni altra cosa.
Andrea ha proprio ragione: dopo un’esperienza culinaria, qualsiasi sia il nostro bilancio, ricorderemo sempre quel sorriso o quella parola gentile che ci ha fatto sentire a casa. Ancor più del piatto di tagliatelle al ragù che inebria i sensi.